Angolo


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Di angoli è piena la vita, lo spazio, la terra che calpestiamo. Ma qui l’angolo vuol essere a volte un angolo ottuso, o un angolo retto, o un angolo dai gradi che la speranza personale o comunitaria gli assegna. Allora consideriamo quest’angolo come l’angolo della “speranza comunitaria”. È così che La superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Yvonne Reungoat, l’ha definito negli Atti del Capitolo Generale XXIII parlando dei pilastri che sorreggono la casa interiore ed apostolica delle Fma. Questa “speranza comunitaria” che fa sì che l’amore di predilezione per le giovani generazioni si riversi su di loro. Come a dire anche la nostra speranza comunitaria diventa l’aria, la forza, l’humus che dà vita, ossigeno, radici ai nostri giovani ed alle nostre giovani. Giorni fa Papa Francesco ha chiesto ai suoi parrocchiani di Santa Marta nell’omelia: «Dove siamo ancorati noi, ognuno di noi? Le nostre regole, i nostri comportamenti, i nostri orari, i nostri clericalismi, i nostri atteggiamenti ecclesiastici, non ecclesiali, eh? Siamo ancorati lì? Tutto comodo, tutto sicuro, eh? Quella non è speranza. Non è facile capire cosa sia la speranza, la più umile delle virtù, una virtù rischiosa perché si nasconde nella vita». La speranza quindi non è ottimismo, non è un atteggiamento positivo davanti alle cose. Cosa è questo atteggiamento di speranza? «Possiamo dire che la speranza è un rischio, è una virtù rischiosa, è una virtù, come dice San Paolo “di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio”. Non è un’illusione». Avere speranza significa «essere in tensione verso questa rivelazione, verso questa gioia che riempirà la nostra bocca di sorrisi». I primi cristiani la «dipingevano come un’ancora: la speranza era un’ancora, un’ancora fissa nella riva» dell’Aldilà. E la nostra vita è proprio camminare verso quest’ancora: «Mi viene a me la domanda: dove siamo ancorati noi, ognuno di noi? Siamo ancorati proprio là nella riva di quell’oceano tanto lontano o siamo ancorati in una laguna artificiale che abbiamo fatto noi?». Papa Francesco propone anche un’altra icona della speranza indicata da San Paolo. L’icona del parto: «Siamo in attesa», ha detto, «questo è un parto. E la speranza è in questa dinamica, di dare vita». Ma, aggiunge, «la primizia dello Spirito non si vede». Eppure so che «lo Spirito lavora». Lavora in noi «come se fosse un granello di senape piccolino, ma dentro è pieno di vita, di forza, che va avanti» fino a diventare albero. È una grazia da chiedere». Con noi, conclude il Papa, cammina la Vergine Maria: quando ha sentito di essere mamma «è cambiato il suo atteggiamento e va, aiuta e canta quel cantico di lode. Quando una donna rimane incinta è donna, ma non è mai solo donna: è mamma. E la speranza ha qualcosa di questo. Ci cambia l’atteggiamento: siamo noi, ma non siamo noi; siamo noi, cercando là, ancorati là». 

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