Cinema primo amore. Laboratorio mass-mediatico

Per il secondo anno consecutivo le restrizioni da Covid-19 hanno determinatole e caratterizzato tutto il sistema scolastico educativo italiano e internazionale, costringendo noi insegnanti educatori a privare i nostri ragazzi di uscite didattiche di mostre, visite guidate nei luoghi delle arti e delle scienze, di teatri e di cinema, tutte attività che avrebbero arricchito esponenzialmente il loro sapere e il loro interagire in modo trasversale e multidisciplinare.

Quindi, per sopperire a queste privazioni, per colmare questi vuoti educativi, ho pensato, nei limiti della mia autonomia di insegnamento, di inserire nelle mie programmazioni di arte e immagine e di tecnologia, dei moduli di storia e critica cinematografica e delle tecniche di rappresentazioni filmiche, affinché i ragazzi potessero acquisire un’altra chiave di lettura su tutto ciò che li circonda, su tutto ciò che può contribuire ad arricchire il loro sapere e il loro pensiero critico. Spiegando loro inoltre la differenza del linguaggio letterario rispetto al linguaggio filmico nel caso in cui l’opera cinematografica sia tratta da un’opera letteraria.

E questo ancora prima che l’attore Pier Francesco Favino (nella foto) intervenendo alla serata del David di Donatello 2021 formulasse l’auspicio e il suggerimento agli organi preposti che la storia e la tecnica del cinema venga inserita come disciplina curriculare nelle scuole di ogni ordine e grado. Cinema primo amore dunque, scriveva Mario Soldati in alcune pagine dei suoi ricordi, ed è proprio in virtù di questo grande amore che condivido con Soldati che quest’anno, presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Catania, è stato realizzato un laboratorio di storia e critica cinematografica in cui i ragazzi hanno appreso la grammatica del linguaggio cinematografico, a partire dalla distinzione fondamentale tra piani e campi dove l’inquadratura può essere classificata in due famiglie, campi e piani appunto, in base all’importanza che viene data al paesaggio o alla figura umana. Nei campi è protagonista l’ambientazione, mentre nei piani la figura umana o principale è la protagonista indiscussa. Lo stesso vale per i lungometraggi o i cortometraggi animati.

Perché proprio un Laboratorio di storia e critica cinematografica? Ho potuto realizzare questo mio progetto laboratoriale anche grazie al supporto virtuale (utilizzando i metodi della didattica a distanza) di alcuni dei miei amici, tra cui Monica Verzolini, una delle più autorevoli firme di “production manager” italiane, con tanti anni di esperienza, la quale mi ha fornito i giusti supporti tecnico manageriali e Manuel Giliberti, regista scenografo e sceneggiatore di fama internazionale, vincitore di due Globi d’Oro. Attualmente è impegnato per le rappresentazioni classiche presso il teatro greco di Siracusa per conto dell’INDA.

Ma sicuramente un importante ruolo è stato quello del giornale su cui scrivo, FarodiRoma” nella figura del suo direttore, il vaticanista Salvatore Izzo, mia preziosa guida nel mondo del giornalismo di qualità, che non solo mi ha dato il suo contributo, ma anche la possibilità di pubblicare questo articolo, articolo che questa volta vede anche la presenza di Flavio Tringale, allievo del terzo anno della scuola Maria Ausiliatrice di Catania, che ha scelto come percorso di esami di fine ciclo della secondaria di primo grado proprio il cinema analizzando il film Schindler’s list di Steven Spielberg, capolavoro cinematografico tra i più premiati nella storia del cinema.

Il film racconta la storia vera di Oskar Schindler che, da uomo senza scrupoli, speculatore, sostenitore e membro del partito nazista, diventerà eroe salvando più di 1100 ebrei durante la seconda guerra mondiale. L’opera cinematografica vede tra i suoi interpreti attori del calibro di: Liam Neeson, Ben Kingsley, Ralph Fiennes. Un importante film verità con testimonianze personali dei sopravvissuti all’Olocausto.

A mio avviso, attraverso l’arte cinematografica i giovani hanno molto da imparare, il cinema può rappresentare per i ragazzi un’ulteriore chiave di lettura non solo da un punto di vista artistico, che è la parte più evidente, ma soprattutto da un punto di vista storico educativo e multidisciplinare perché il cinema, ultima delle espressioni artistiche in ordine cronologico, rappresenta un crogiolo di tutte le arti, attraverso cui passa tutta l’arte e la scienza dell’umanità. Ed è anche attraverso il cinema che i giovani oggi sentono la naturale esigenza del necessario dialogo tra le generazioni. Altra cosa rispetto a quello che si svolge in famiglia, è quello che ha come sede la comunità scolastica che con il suo ruolo educativo prima e didattico dopo riesce a fornire nel suo insieme all’allievo la capacità di discernimento della storia passata e del presente. Il cinema quindi come mezzo ritenuto ormai parte integrante della cultura generale. Il cinema è particolarmente utile per stabilire un rapporto tra le diverse generazioni, così come lo stabilisce tra persone di diversa cultura e di diversa estrazione sociale. Non è però la stessa cosa parlarne e scriverne, dato che il linguaggio visivo richiede un apprendimento specifico. Il problema consiste dunque nel padroneggiare la percezione e riuscire ad andare oltre quello che vediamo sullo schermo. Quando si acquisisce questa capacità, si diventa capaci di capire il vero messaggio e contributo culturale formativo del film, che ci permette di comunicare con molta più gente rispetto a quella cui abbiamo accesso attraverso il linguaggio orale e scritto. Nella scrittura si confrontano le intuizioni dei giovani e l’esperienza degli anziani e il cinema trasforma in immagini, in immagini in movimento, queste sintesi. Scrivere di cinema serve dunque a creare un terreno comune in cui questi due diversi contributi si incontrano e si coniugano. In seguito, il discorso comune si allargherà, comprendendo altri temi, ma, essendo il cinema una metafora della vita, ci si troverà, quasi senza accorgersene, a parlare un poco di tutto, di politica, di storia, di sentimenti, ma anche delle grandi questioni filosofiche: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. I giovani quindi attraverso il cinema riescono a far sentire la loro voce, parlare dei loro problemi con autorevolezza al mondo degli adulti e a quello dei loro pari. Il cinema è un momento importante di aggregazione sociale e i suoi protagonisti diventano dei role model. La cinematografia induce ad un percorso di scoperta, che permette di staccarsi dall’esperienza per esaminarla; ci induce a esplorare le situazioni da altri punti di vista, a formarci delle opinioni, a risolvere problemi, a comunicare intuizioni, a mettere a confronto idee permettendo loro di crescere. specializzazioni e approfondimenti culturali per ciascun ambito della comunicazione.

Paolo Tinorio

Come ha scritto qui sopra sopra il professore Tinorio, dopo aver seguito il laboratorio di storia e critica del cinema, ho scelto di dare un taglio cinematografico al mio colloquio di esame di stato, analizzando il film, indiscusso capolavoro di Steven Spielberg, “Schindler’s list”. Anche io nel mio piccolo, come il grande cineasta statunitense, parto da una intervista testimonianza di una sopravvissuta a quell’orrore, mia nonna, che riporto in seguito, per farne poi un discorso interdisciplinare che ha caratterizzato in parte il mio percorso di esame.

Intervista

Io: Nonna tu avevi amici ebrei?
Nonna: No io non avevo amici ebrei
Io: Hai mai visto della gente ebrea che veniva deportata?
Nonna: No, perché non ne ho mai conosciuti
Io: Come si viveva?
Nonna: Si viveva nel terrore, la gente si spaventava di tutti e delle bombe che poi arrivarono durante lo sbarco in Sicilia.
Io: Ti ricordi qualcosa dello sbarco in Sicilia?
Nonna: Mi ricordo che arrivarono da Ragusa e anche dalla Playa di Catania, le bombe sono arrivate sino alla zona di Cibali, durante lo sbarco una bomba arrivò sino a casa nostra che al tempo si trovava in via Bezzecca, gli americani quando arrivarono curarono i feriti e il 28 luglio arrivarono a Sant’Alfio, sbarcarono con le navi, e quando sono incominciati i bombardamenti non si capiva più niente, si aveva ancor più paura durante uno di questi bombardamenti io persi la gamba sinistra infatti tutt’oggi ho una protesi.
Dopo questa intervista mia nonna e mia zia mi hanno dato due libri nei quali ci sono scritti nomi di tutti colori che hanno partecipato alla guerra.

Come ho detto prima, da questa intervista sono passato ad analizzare un’altra testimonianza di ciò che accadeva in quei posti durante quei tragici anni della seconda guerra mondiale, dove il male e la follia andavano di pari passo, testimonianza data da tutta una filmografia che la cinematografia internazionale ci ha dato e quest’anno, nel laboratorio di storia e critica cinematografica che si è tenuto nella mia scuola, abbiamo potuto vedere e analizzare bene, sia da un punto di vistato storico/artistico che da un punto di vista tecnico, due film: “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin e “Schindler’s List” di Steven Spielberg. Quest’ultimo film mi ha colpito molto per l’uso del bianco e nero. Modo di rappresentare la realtà che avevo già potuto notare quando il professore ci ha parlato della Guernica di Pablo Picasso, modo di rappresentazione che serviva a rendere meno cruente le scene e allo stesso tempo portava l’attenzione dello spettatore alla storia, anziché alla crudeltà delle scene stesse. Il film, a parer mio è molto profondo e fa riflettere su diversi aspetti. Uno di questi aspetti è la corruzione, come si può vedere in più scene la corruzione era ovunque infatti, la si può notare soprattutto nelle scene dove Schindler paga i soldati, ma non solo loro, per non dire niente di quello che in realtà faceva e per salvare quante più vite possibile. Un altro aspetto è la muta disperazione e la si può chiaramente leggere in due scene che mi hanno molto colpito, una quando si vedono i bambini sul furgone che salutano le loro madri e, quando queste li vedono, corrono incontro urlando come le donne della Guernica di Picasso, cercando nella loro disperata follia, come ultimo gesto, di fermarli perché consapevoli che i loro figli stavano andando a morire.

L’altra scena è quella dove i bambini che riescono a scappare e a non salire sul camion delle deportazioni per la paura di morire si nascondono ovunque, perfino nei bagni o direttamente nelle latrine, tra la melma. Ci sono scene, invece, che mi hanno fatto pensare a come si viveva dentro un campo di concentramento nazista, ad esempio quando alcune ragazze vendevano il proprio corpo, lo barattavano come fosse un oggetto qualsiasi, un oggetto di poco valore per sopravvivere, o per evitare torture e sofferenze ai propri cari o ancora in alcune scene dove si vedono le SS entrare nelle case ebree e sequestrargli tutto e in alcuni casi perfino prendere loro le case stesse se queste erano di alta rappresentanza o di prestigio.

Di questo film una frase mi ha colpito molto, ed è la seguente: “più si conosce il comandante più si capisce che non ci sono regole a cui aggrapparsi”. Questa frase di colore oscuro, direbbe Dante, mi ha fatto riflettere su quanto la gente era crudele, fa capire che la gente non è come sembra, infatti più conosci una persona importante più capisci che alla fine non è come sembra e che non puoi fare niente perché in confronto a lui sei impotente.
Un’altra scena molto significativa è, ancora, quella nella quale Schindler, il protagonista, compra gli ebrei e dice che gli servono in fabbrica e i bambini per le parti più piccole dei macchinari o per lucidare la parte interna delle bombe.

Si potrebbe parlare e scrivere per ore di questo grande capolavoro cinematografico che valse a Spielberg ben 12 Oscar, ma concludo parlando delle scene a parer mio più importanti di tutto il film. La prima scena è sicuramente quella nella quale, durante il rastrellamento del ghetto di Varsavia, si vede una bambina col cappotto rosso, l’unica macchia a colori del film. In questa scena Schindler capisce che il nazismo che fino a poco prima pensava fosse la soluzione a tutto e la possibilità di portare più ricchezza alle proprie fabbriche, non fosse una cosa positiva e che poteva continuare a essere protagonista della storia con la “S” maiuscola non rimanendo fedele agli aberranti principi nazionalisti di Hitler, ma passando dall’altra parte della barricata, sapeva che con la sua immensa fortuna poteva salvare delle vite e così fece, infatti grazie a lui più di mille ebrei vennero salvati. L’altra scena per me molto significativa è quella nella quale Schindler, ormai ridotto sul lastrico, perchè aveva speso tutto il suo immenso patrimonio per salvare vite innocenti dalla furia nazista, si accorge che poteva salvare più ebrei se solo non avesse speso tanti soldi per beni di lusso, questo lo porta alla più profonda angoscia, che sfocia in un pianto irrefrenabile, pianto interrotto da un simbolico dono di gratitudine da parte degli ebrei da lui salvati, una fedina ricavata dalla fusione di qualche dente d’oro di un sopravvissuto.

Grazie Schindler per la bella lezione che ci hai dato e grazie perché ci hai insegnato che dobbiamo essere sempre un raggio di luce, anche quando tutto sembra buio e avvolto dalle tenebre, essere un braccio teso verso il fratello più debole e bisognoso.

Flavio Tringale
Paolo Tinorio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.